<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Snoq</title>
	<atom:link href="http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.senonoraquando.eu</link>
	<description>Se non ora quando?</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 May 2012 18:15:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Introduzione all&#8217;assemblea di Snoq Milano: uniamo le forze</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10505</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10505#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 18:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli dai territori]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Coccia]]></category>
		<category><![CDATA[appello "mai più complici"]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea Snoq Milano]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Introduzione]]></category>
		<category><![CDATA[uniamo le forze]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10505</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e con piacere pubblichiamo l&#8217;introduzione di Antonella Coccia all&#8217;assemblea di Snoq Milano dell&#8217;11 maggio 2012 Siamo qui oggi per parlare di femminicidio e per unire le nostre forze. Io non sono un’esperta di violenza, né tantomeno ho delle soluzioni da proporre, ma vorrei comunque dire delle cose. Il tema della violenza è molto ampio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e con piacere pubblichiamo l&#8217;introduzione</em> <em>di Antonella Coccia</em> <em>all&#8217;assemblea di Snoq Milano dell&#8217;11 maggio 2012</em></p>
<p>Siamo qui oggi per parlare di femminicidio e per unire le nostre forze.<br />
Io non sono un’esperta di violenza, né tantomeno ho delle soluzioni da proporre, ma vorrei comunque dire delle cose.<br />
Il tema della violenza è molto ampio ed è anche molto complesso.<br />
E’ necessario quindi il diverso contributo di tutte noi, perché di violenza di genere se ne possa parlare ovunque, perché il tema possa rinnovare i linguaggi e contaminare tutte le forme di relazioni, per una trasformazione che è prima di tutto culturale, anche se lo sappiamo bene è l’orrore del femminicidio che viene prima di tutto.<br />
LE FIRME NON BASTANO, MA SONO IMPORTANTI.<br />
Prima di decidere se le firme bastano o no, bisogna innanzitutto leggerle le firme: perché le firme ti raccontano la storia di chi ha firmato, ti fanno immaginare il perchè, il quando e la comunicazione che è sottesa a quella firma.<br />
E soprattutto le firme sono tantissime, l’appello MAI PIU’ COMPLICI HA RAGGIUNTO OLTRE 30MILA FIRME.<br />
E queste firme sono di uomini e donne insieme.<br />
Qualcuna sarà stata riflettuta, qualcuna no, qualcuna sarà anche stata data anche e solo come puro sollievo, qualcun’altra per il semplice bisogno di esserci.<br />
Ma queste firme ci dicono che noi siamo tutte e tutti insieme.<br />
GLI APPELLI NON BASTANO, MA SONO IMPORTANTI.<br />
Perché gli appelli alzano il livello di attenzione su un tema, fanno convergere la curiosità mediatica, interrogano, anche se a volte per poco tempo, le coscienze di autorità istituzionali e politiche.<br />
E interrogano anche le nostre di coscienze.<br />
LE FIRME E GLI APPELLI NON BASTANO: ED E’ PER QUESTO CHE SIAMO QUI OGGI ED E’ PER QUESTO CHE QUESTA ASSEMBLEA SI INTITOLA “UNIAMO LE FORZE”.<br />
Ma viene da chiedersi: unire le forze di chi?<br />
Unire le forze delle diverse pratiche politiche e professionali che già esistono qui a Milano, perché snoq non ha una titolarità di primogenitura, perché non si comincia oggi per la prima volta, ma poiché nella storia del movimento delle donne possiamo riconoscere tanti inizi, tutti allo stesso modo importanti, non si inizia oggi, ma anche quello di oggi è un inizio.<br />
Uniamo anche le forze delle diverse generazioni.<br />
Io sono qui e parlo a nome di Snoq Milano, ma il mio sguardo non può essere che quello della mia età.<br />
Molte di noi desiderano capire di più, approfondire, e anche fare di più e il terreno della politica delle donne è quello che io insieme alle altre abbiamo scelto di percorrere.<br />
Noi siamo la generazione cresciuta con la legge del 96 contro la violenza sessuale (io avevo vent’anni) credendo che le cose per le donne non sarebbero che potute andare sempre meglio e invece oggi, nonostante le più diverse tutele formali, legali e giudiziarie, le donne continuano ad essere uccise perché donne.<br />
Per le donne di questo tempo, e parlo delle donne che seppur di età diversa vivono in questo tempo, il tempo della crisi, della precarietà e della preoccupazione, la violenza assume anche forme più subdole e raffinate di quelle già esistenti: parlo di violenza psicologica, economica e di quella sul luogo di lavoro.<br />
Al tempo della crisi aumenta la debolezza degli uomini e la violenza si avvantaggia dello stato di incertezza generalizzato che stiamo vivendo.<br />
Perché se non sei mai sicura di avere il diritto a quel posto di lavoro, tutto quello che accade sul luogo di lavoro non sai mai se hai il diritto di dichiararlo.<br />
E lavoro e violenza stanno insieme e si intrecciano e danno luogo a fenomeni difficili da interpretare anche per noi donne.<br />
Dopo vent’anni in cui abbiamo vissuto come unica proposta un modello di donna compiacente, non lo sai bene quando finisce la tua volontà e comincia quella dell’altro.<br />
SIAMO STATE ESORTATE AD APRIRE DEI CONFLITTI.<br />
Ma chiedo a me stessa e voi, come si fa ad aprire dei conflitti nel privato, sul luogo di lavoro e ai giardinetti o in coda al supermercato quando sei completamente sola?<br />
Fare questa richiesta significa anche dare la propria disponibilità a costruire un’alleanza con le altre donne.<br />
Per aprire dei conflitti noi dobbiamo unire le forze.<br />
Del grande lavoro dei centri dobbiamo dare ancora maggior comunicazione diffusa. Uniamo la forza della rete dei centri a quella delle altre che sono fuori dalla rete.<br />
E’ per unire le forze che abbiamo pensato ad un incontro per costruire un gruppo di lavoro, che non si sovrappone alla rete già esistente, ma che vuole comprendere anche altre voci, altri pensieri, altre anime del movimento delle donne e anche quelle che si sono affacciate all’impegno politico per la prima volta in questo tempo.<br />
E insieme a tutte le altre, non vogliamo mai dimenticare le nostre sorelle straniere, clandestine, vittime della tratta, ignorate da tutti, dimenticate anche dalle statistiche e dalle manifestazioni contro tanta violenza.<br />
Queste sono le parole di Isoke Aikpitanyi e 54 + 10 è il titolo del suo appello.<br />
Infine, cosa chiediamo agli uomini? Agli uomini chiediamo di interrogarsi e di cambiare i propri comportamenti, pubblicamente, per non limitarsi ad esprimere semplici gesti di solidarietà.<br />
Lo abbiamo scritto nella nostra lettera di invito.<br />
Perché è importante che di questo se ne parli a Milano?<br />
Perché a Milano si discute in questi giorni del progetto di legge regionale per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere e quindi può essere anche questa un’occasione per fare il punto intorno a questo aspetto.<br />
Perché a Milano possiamo contare su lunghe esperienze, sui contributi di singole donne e sul lavoro e l’esperienza dei centri antiviolenza.<br />
Perché a Milano abbiamo assistito a diversi episodi di violenza sessuale in pochissimi giorni.<br />
Perché Snoq Milano già in occasione dell’assemblea del 26 novembre ha messo tra i propri temi principali quello della violenza contro le donne (http://snoqmilano.wordpress.com/le-iniziative/assemblea-snoqmilano-26-novembre-2011/).<br />
Perché anche Snoq Milano ha maturato alcune proposte di cui le mie amiche vi parleranno dopo di me.<br />
Perché a Milano abbiamo finalmente una nuova giunta con la quale è finalmente possibile interloquire.<br />
Cosa chiediamo a questa nuova giunta:<br />
- di contribuire alla diffusione sempre più ampia di questa campagna culturale nelle forme che le sono possibili e che sono proprie del Comune di Milano;<br />
- il ripristino di attività e servizi falcidiati dai tagli;e conseguentemente<br />
- il generale miglioramento della nostra qualità di vita.<br />
Sappiamo che la giunta è attenta, che le consigliere pure lo sono e contiamo su di loro.<br />
Infine, siamo contente che Susanna Camusso sia presente e partecipi a quest’assemblea, lei è fra le prime firmatarie dell’appello “mai più complici”, sappiamo che la sua attenzione non è nuova, che la sua preoccupazione e il suo sdegno per il femminicidio non sono recenti e contiamo anche sul suo contributo.<br />
Grazie a tutte e tutti per essere qui.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10505</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché a parlare di conciliazione si invitano gli uomini?</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10501</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10501#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 17:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli dai territori]]></category>
		<category><![CDATA[comitato snoq milano]]></category>
		<category><![CDATA[flashmob]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo 24ore]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[politiche di conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[workday balance]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10501</guid>
		<description><![CDATA[Circa 15 donne &#8211; mamme blogger e componenti del comitato SNOQ di Milano &#8211; stasera hanno protestato con un flashmob di fronte alla sede del sole 24ore dove si stava tenendo uno dei quattro incontri organizzati dal gruppo 24ore e dal VII Incontro mondiale delle famiglie su “Nuove politiche sociali e di lavoro per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circa 15 donne &#8211; mamme blogger e componenti del comitato SNOQ di Milano &#8211; stasera hanno protestato con un flashmob di fronte alla sede del sole 24ore dove si stava tenendo uno dei quattro incontri organizzati dal gruppo 24ore e dal VII Incontro mondiale delle famiglie su “Nuove politiche sociali e di lavoro per la sostenibilità della Famiglia”. Sui 29 relatori invitati nei 4 incontri, solo 7 sono donne. </p>
<p><strong>Ecco il comunicato dell&#8217;iniziativa:</strong></p>
<p>Care/i colleghe/i,</p>
<p>Se non ora quando Milano sostiene l’iniziativa, lanciata da un gruppo di mamme blogger, di organizzare un flashmob stasera davanti al sole24ore, dove si terrà una tavola rotonda su “Nuove politiche sociali e di lavoro per la sostenibilità della Famiglia” (http://www.ilsole24ore.com/st/family2012/maggio17.htm), alla quale interverranno il Cardinale Angelo Scola, Tito Boeri, Marco Vitale, Alberto Quadrio Curzio, il Direttore dell’ &#8216;Osservatore Romano e&#8230; non una donna! Con l’eccezione infatti dell’ad del Sole 24Ore, Donatella Treu, che aprirà i lavori, saranno tutti uomini i relatori invitati a parlare di workday balance e accesso delle donne al lavoro e alle carriere.  </p>
<p>Il gruppo di mamme sottolinea: &#8220;Non possiamo stare zitte, dobbiamo comunicare almeno il fatto che siamo veramente stufe di ascoltare questa retorica sulla famiglia, almeno non ci prendano in giro organizzando questi incontri: alle 18 di sera mentre noi siamo a casa a cucinare, far finire i compiti e fare docce a raffica! Introduce una donna, e poi ne discutono soli uomini&#8230;. non possiamo non farci sentire&#8221;.</p>
<p>Raccogliendo la loro indignazione, Snoq Milano vuole dare un segnale forte dicendo basta ai convegni “al maschile” sulle donne così come su ogni altro argomento. Quando a parlare di noi sono sempre e solo gli uomini, è un problema di tutte: accade di continuo ed è una prassi dura a morire. Al contrario, crediamo che sia necessario uno sguardo duale per migliorare la rappresentatività e la qualità delle iniziative proposte.</p>
<p>In un paese fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l’occupazione femminile e le politiche di sostegno alla famiglia, il discorso pubblico su tali temi resta appannaggio dei soli uomini.</p>
<p>Le donne vogliono riprendere la parola, e per questo invitiamo tutte e tutti a ritrovarsi questa sera alle 18 di fronte alla sede del Sole24Ore, in via Monte Rosa 91, per un flashmob!</p>
<p>Il comitato Snoq Milano </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10501</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’alba di un mondo nuovo</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10496</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10496#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 17:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[50 e 50]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia paritaria]]></category>
		<category><![CDATA[donne al governo]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[governo francese]]></category>
		<category><![CDATA[Hollande]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10496</guid>
		<description><![CDATA[di Elisabetta Addis Comitato Promotore Se Non Ora Quando Grazie, Hollande! La Francia ha dato a tutti i paesi democratici un segnale che sarà difficile ignorare in futuro. La democrazia comincia dal due, come ci ha insegnato un’altra francese. Comincia dal riconoscimento che l’essere umano esiste in due versioni diverse ma equivalenti, entrambe necessarie per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Elisabetta Addis Comitato Promotore Se Non Ora Quando</p>
<p>Grazie, Hollande! La Francia ha dato a tutti i paesi democratici un segnale  che sarà difficile ignorare in futuro. La democrazia comincia dal due, come ci ha insegnato un’altra francese. Comincia dal riconoscimento che l’essere umano esiste in due versioni  diverse ma equivalenti, entrambe necessarie per la gestire, condurre, governare al meglio la comunità degli umani.  Il governo per metà fatto di donne ci mostra che là,  una parte sostanziosa della popolazione e della cultura, ha acquisito quel che qui ancora si fa fatica perfino a dire. E cioè che le donne hanno non soltanto lo stesso potenziale, ma anche ormai competenze  quanto l’altro sesso. Solo che sia uomini che donne non sempre riescono a vedere e valutare la competenza e l’eccellenza  quando essa appare in un corpo femminile, come dimostrano ricerche su ricerche.   Il 50% a ciascun sesso in tutti i luoghi in cui si decide:  è semplicemente una misura necessaria per rompere questa barriera di svantaggio, e per sfruttare appieno le competenze e la  diversa saggezza dei due sessi.<br />
E’ vero, due grandi donne sono stati sconfitte nel corso del tempo lungo il percorso che ha portato di nuovo  la sinistra all’Eliseo. Una è Segolene Royal, la madre dei figli di Hollande, che perse contro Sarkozy. L’altra è Martine Delors Aubry, che ha perso le primarie contro Hollande e che era in pole position per la presidenza del consiglio dei ministri. La Aubry,  madre delle 35 ore, un provvedimento indubitabilmente  a favore delle donne, non ha accettato un ruolo secondario e non entrerà nel governo. Ma forse anche questo è stato un ingrediente che ha reso possibile e necessaria  questa scelta del 50%:  sul piano del simbolico, il risarcimento dovuto alle donne per queste due sconfitte doveva essere almeno il mantenimento della promessa elettorale.<br />
Sembriamo lontani secoli dal mondo politico italiano, in cui sul tema della partecipazione delle donne ai luoghi decisionali  si è spesso  barato. Si è barato gravemente, scegliendo di candidare e fare eleggere non solo donne competenti ma anche donne notevoli solo per la loro avvenenza, quando non addirittura per la disponibilità sessuale. Si è barato anche un pochino quando le donne nelle liste sono state usate per dare segnali di gioventù e rinnovamento, scavalcando con cura le anzianotte competenti. Perfino il nostro integerrimo Monti: con tutta la stima e il rispetto che ho per la competenza e l’intelligenza di Elsa Fornero, tuttavia mi sono domandata, quando la ha scelta come ministro del lavoro, se Monti non abbia considerato che, dato che  bisognava rifilare alle donne italiane la bella sòla delle pensioni innalzate di botto – forse necessaria, ma comunque una sòla- era utile e prudente  farlo fare ad un’altra donna.<br />
Ma ora si apre un mondo nuovo. Sarà difficile per tutti gli schieramenti politici anche in Italia giustificare perché non possono fare come la Francia. E se fosse necessario, Se Non Ora Quando sarà qui a ricordargli che non è giustificabile. Il 50% a ciascuno dei due sessi in tutte le posizioni decisionali è un principio generale e importante, che piano piano si sta facendo strada, e sta già modificando le istituzioni politiche per adattarle a contenerlo. Trenta anni fa, quando le donne della mia generazione hanno iniziato l’ultima ondata di movimento delle donne, negli anni ’70, un risultato come quello del governo francese di oggi era un’utopia. Oggi è un fatto. Oggi per noi tutte e per le nostre figlie è davvero un bel giorno: credo, e spero,  che sia  proprio un giorno che resterà nella storia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10496</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Palermo città di genere</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10492</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10492#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrandelli]]></category>
		<category><![CDATA[giunta comunale]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>
		<category><![CDATA[politiche di genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10492</guid>
		<description><![CDATA[BARBERA, DE SIMONE, MONASTRA, SPICOLA (PALERMO, 16 MAGGIO): PALERMO PRIMA CITTA’ ITALIANA DI GENERE. Le quattro assessore designate della giunta Ferrandelli propongono Palermo come “Prima Città Italiana di Genere”. “Palermo si propone , nelle nostre intenzioni, come prima città italiana che ufficialmente promuoverà un governo amministrativo che predisponga e attui politiche di genere. Si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BARBERA, DE SIMONE, MONASTRA, SPICOLA (PALERMO, 16 MAGGIO): PALERMO PRIMA CITTA’ ITALIANA DI GENERE.</p>
<p>Le quattro assessore designate della giunta Ferrandelli propongono Palermo come “Prima Città Italiana di Genere”. “Palermo si propone , nelle nostre intenzioni, come prima città italiana che ufficialmente promuoverà un governo amministrativo che predisponga e attui politiche di genere. Si tratta cioè di un sostanziale cambio di prospettiva, a partire dalla predisposizione di un bilancio comunale che renda esigibili diritti sociali, culturali e politici alle donne.&#8221; Così dichiarano le 4 assessore designate nella giunta di Fabrizio Ferrandelli, Rita Barbera, Titti De Simone, Antonella Monastra, Mila Spicola ” Asili, aiuti nei servizi di cura, adeguamento dei servizi a supporto, prevenzione e cura delle violenze di genere, misure per la scuola e l’occupazione. Sono scelte politiche che non vanno a vantaggio di alcuni  ma della collettività intera. Risorse economiche in tal senso sono state stanziate per il sud nel Piano Nazionale Azione Coesione e si è predisposto un tavolo tecnico per le azioni a favore delle politiche di genere, in collaborazione con il Ministero della Coesione Territoriale. Palermo si propone dunque per un cambiamento epocale. L’attenzione verso i temi dell’equità di genere è rafforzata anche dalla decisione di Fabrizio Ferrandelli di nominare un vicesindaco donna” . La proposta nel dettaglio è stata  esposta dalle 4 assessore in occasione dell’incontro “Palermo, città per le donne, una città per tutti” , mercoledì 16 maggio alle 18.00 al Kursaal Kalhesa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10492</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contro l&#8217;obiezione di coscienza: il buon medico non obietta</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10487</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10487#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[consulta di bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[il buon medico non obietta]]></category>
		<category><![CDATA[legge 194]]></category>
		<category><![CDATA[medici obiettori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10487</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato della campagna promossa da Consulta di bioetica Onlus Nel 1997 all’interruzione volontaria di gravidanza si dichiarava obiettore il 60% dei ginecologi e il 50% degli anestesisti. Nel 2009 il numero dei ginecologi obiettori è passato al 71% e quello degli anestesisti ha superato il 50%. Oggi i medici obiettori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato della campagna promossa da Consulta di bioetica Onlus</em></p>
<p>Nel 1997 all’interruzione volontaria di gravidanza si dichiarava obiettore il 60% dei ginecologi e il 50% degli anestesisti. Nel 2009 il numero dei ginecologi obiettori è passato al 71% e quello degli anestesisti ha superato il 50%. Oggi i medici obiettori sono più dell’80% e il loro numero è destinato ad aumentare con il progressivo pensionamento dei medici non obiettori nei prossimi anni. Il tentativo di conciliare l’autonomia del paziente con quella del medico è fallito: dobbiamo scegliere se tutelare a ogni costo l’autonomia del professionista sanitario oppure schierarci dalla parte delle donne e della loro battaglia in difesa del diritto a decidere su se stesse in modo autonomo e responsabile. La Consulta di Bioetica Onlus ha scelto e il 6 giugno lancerà in tutta Italia la Campagna contro l’obiezione di coscienza “IL BUON MEDICO NON OBIETTA. RISPETTA LA SCELTA DELLE DONNE DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA”. La Campagna ha due obiettivi: da una parte, incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge 194 e, dall’altra, rendere chiaro che il buon medico non è quello che protegge la propria coscienza a ogni costo ma quello che sta vicino alla donna e non si sottrae alla sua richiesta di aiuto. Il lancio della Campagna avverrà il 6 giugno a Firenze al termine di un Convegno organizzato dalla sezione fiorentina della Consulta di Bioetica. In contemporanea si svolgeranno eventi e incontri promossi dalla stessa Consulta e da altre associazioni. Invitiamo tutti a partecipare e a organizzare altri eventi a sostegno della Campagna: per informazioni sulle iniziative e per aderire alla Campagna potete contattare la segreteria segreteria@consultadibioetica.org oppure scrivere a consultaromanadibioetica@gmail.com. </p>
<p><strong>La campagna:</strong></p>
<p>Nel dibattito sull’obiezione di coscienza non viene quasi mai messo in discussione il principio che gli operatori sanitari possano rivendicare un diritto all’obiezione di coscienza. La premessa è che una società liberale dovrebbe consentire ai propri cittadini di vivere in maniera conforme ai propri valori e di veder rispettata la propria autonomia. La conclusione è che un medico che non riconosce l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza dovrebbe avere sempre il diritto di non praticarla. Tuttavia, a parte che è paradossale che nel dibattito sull’interruzione di gravidanza il diritto all’obiezione di coscienza venga invocato anche da quelle agenzie come ad esempio le gerarchie della Chiesa cattolica che rifiutano un assetto della società liberal-democratico, il fatto di difendere il valore dell’autonomia e della libertà personale non comporta necessariamente l’accettazione del diritto all’obiezione di coscienza. Non c’è contraddizione del resto nell’affermare che l’autonomia e l’integrità rappresentano valori irrinunciabili e sostenere che per promuovere il benessere generale e la tutela dei diritti fondamentali dei singoli cittadini (ad es. alla salute) è giusto che lo stato limiti gli spazi di scelta dei singoli all’interno delle professioni. È ovvio che lo scenario ideale sarebbe quello di trovare una soluzione che permetta di conciliare il diritto alla salute e l’autonomia del paziente con quella del medico: la libertà della donna di decidere se continuare o no la gravidanza con la libertà del medico di decidere se partecipare o no all’interruzione di gravidanza. Dobbiamo prendere atto, però, che la ricerca di questa soluzione ideale è fallita. I ginecologi obiettori sono ormai più dell’80% e l’obiezione di coscienza cresce anche tra gli anestesisti e le ostetriche superando ormai abbandonamento il50 % e per le donne diventano ogni giorno più difficile riuscire a interrompere la gravidanza. È arrivato il momento di scegliere se tutelare l’autonomia del professionista sanitario (e quindi, del ginecologo, dell’anestesista o dell’ostetrica) oppure schierarsi dalla parte delle donne e della loro battaglia per la libertà e i diritti. La Consulta di Bioetica Onlus ha scelto e il 6 giugno lancerà in tutta Italia la Campagna contro l’obiezione di coscienza “IL BUON MEDICO NON OBIETTA. RISPETTA LA SCELTA DELLA DONNE DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA”. La Campagna ha due obiettivi: da una parte, incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza e, dall’altra, rendere più chiaro che il buon medico non è quello che non pratica le interruzioni di gravidanze ma quello che sta vicino alla donna e non la lascia sola in un momento difficile. </p>
<p>GABRIELLA PACINI<br />
(VITA DI DONNA/CONSULTA DI BIOETICA)<br />
MAURIZIO BALISTRERI<br />
(CONSULTA DI BIOETICA)</p>
<p><a href="http://www.senonoraquando.eu/wp-content/uploads/2012/05/POSTER_IL-BUON-MEDICO-NON-OBIETTA_ULTIMA.jpg"><img src="http://www.senonoraquando.eu/wp-content/uploads/2012/05/POSTER_IL-BUON-MEDICO-NON-OBIETTA_ULTIMA-184x300.jpg" alt="" title="POSTER_IL BUON MEDICO NON OBIETTA_ULTIMA" width="184" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-10490" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10487</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia segua l&#8217;esempio della Francia</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10482</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10482#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[50 e 50]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia paritaria]]></category>
		<category><![CDATA[donne al governo]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Hollande]]></category>
		<category><![CDATA[se non ora quando]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10482</guid>
		<description><![CDATA[In Francia il neo Presidente Hollande rispetta gli impegni presi in campagna elettorale e nomina un Governo composto per il 50 per cento da ministre, in Germania la prossima campagna elettorale vedrà due donne, Angela Merkel e Hannelore Kraft contendersi la premiership. E l&#8217;Italia? L&#8217;Italia ancora una volta arranca, con una presenza delle donne nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Francia il neo Presidente Hollande rispetta gli impegni presi in campagna elettorale e nomina un Governo composto per il 50 per cento da ministre, in Germania la prossima campagna elettorale vedrà due donne, Angela Merkel e Hannelore Kraft contendersi la premiership. E l&#8217;Italia?<br />
L&#8217;Italia ancora una volta arranca, con una presenza delle donne nel Governo ben lontana da quella espressa dal neo-presidente francese e sconta un&#8217;ulteriore marginalità non solo rispetto ai partner europei ma anche ad altri paesi del mondo. In un momento di straordinaria crisi di legittimità della rappresentanza politica solo una massiccia e paritaria presenza femminile nei partiti e nelle istituzioni tutte è realmente in grado di restituire dignità e cittadinanza al nostro Paese.<br />
Il comitato promotore Se Non Ora Quando nell&#8217;esprimere soddisfazione per la scelta di Hollande auspica &#8211; anzi chiede &#8211; che sia anche questo un parametro europeo cui attenersi in vista delle prossime elezioni politiche nel 2013. La politica come la vita è fatta di tempi e questo è il nostro tempo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10482</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SNOQ Milano aderisce alla Critical Mass contro l’omotransfobia</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10478</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10478#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli dai territori]]></category>
		<category><![CDATA[comitato snoq milano]]></category>
		<category><![CDATA[critical mass]]></category>
		<category><![CDATA[giornata internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Omofobia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10478</guid>
		<description><![CDATA[In occasione della giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, il comitato Snoq di Milano partecipa alla manifestazione in bicicletta organizzata dal coordinamento delle associazioni Lgbt di Milano, giovedì 17 maggio alle 22, con partenza da Piazza dei Mercanti. Diciamo no all’omofobia e alla transfobia perché diciamo no alla violenza e alla discriminazione, qualunque forma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, il comitato Snoq di Milano partecipa alla manifestazione in bicicletta organizzata dal coordinamento delle associazioni Lgbt di Milano, giovedì 17 maggio alle 22, con partenza da Piazza dei Mercanti.<br />
Diciamo no all’omofobia e alla transfobia perché diciamo no alla violenza e alla discriminazione, qualunque forma esse assumano. Diciamo sì alle pari opportunità e al rispetto delle differenze. Sì alle libere scelte rispetto all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Sì, perché omofobia e transfobia non sono cosa ‘altra’ rispetto a sessismo e discriminazione di genere. Sono facce della stessa medaglia in questa Italia vergognosamente arretrata dal punto di vista dei diritti civili e caratterizzata da un evidente ‘deficit di laicità’, dove continuano a prevalere modelli di relazione di genere omologanti e restrittivi.<br />
I movimenti delle donne e il movimento Lgbt in Italia hanno già costruito momenti di mobilitazione comuni. Nel 2006 la mobilitazione in difesa della 194 e contro la legge 40 sulla procreazione assistita è cresciuta insieme alla domanda di diritti civili promossa dal movimento Lgbt, all’insegna della laicità e della libertà di scelta.<br />
Anche l’attenzione alle iniziative di contrasto ai fenomeni di violenza, di misoginia e omofobia, non può che essere un terreno comune.<br />
Crediamo che questi temi debbano essere al centro dell’agenda politica, locale e nazionale. Il principio della non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere è già diventato parte integrante del diritto antidiscriminatorio europeo non solo relativamente al mercato del lavoro ma anche rispetto al godimento dei diritti fondamentali. Si vedano, per esempio, la risoluzione 8 febbraio 1994 del Parlamento europeo sulla parità dei diritti per gli omosessuali e le lesbiche e la Direttiva Europea 2006/54 che all’art.3, per la prima volta nella storia del Parlamento Europeo, cita il diritto alle pari opportunità delle persone transgender e transessuali.<br />
Ad oggi il nostro Paese non si è ancora dotato di una legge contro l’omofobia. D’altra parte è tra i pochi paesi, assieme alla Grecia e a Malta, nell’Unione Europa a non contemplare forme di riconoscimento per le coppie di fatto. Non a caso, l’Italia con questi stessi paesi, figura come fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l’occupazione femminile e la presenza delle donne nelle istituzioni e nelle posizioni apicali.<br />
E’ tempo di fare un passo avanti. Come è appena stato fatto negli Stati Uniti attraverso le parole di Obama. E’ tempo di chiedere alle nostre classi dirigenti più coraggio e più lungimiranza, più democrazia e più civiltà. E’ tempo di dire no all’omofobia e alla transfobia non solo attraverso parole fintamente rassicuranti ma attraverso fatti. E’ tempo di diritti. Diritti da scrivere e diritti da rispettare. L’abbiamo già detto e lo ripetiamo: Se Non Ora Quando?<br />
Se Non Ora Quando Milano </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10478</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I centri di aiuto: ecco come funzionano</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10473</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10473#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 11:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[accogliere donne]]></category>
		<category><![CDATA[case rifugio]]></category>
		<category><![CDATA[centri di aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[come funzionano]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[ribellarsi alla violenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10473</guid>
		<description><![CDATA[da Corriere della Sera, 17 maggio 2012 Dovrebbero essere più di 5.000 in Italia i posti letto pronti ad accogliere le donne che cercano un rifugio, in realtà ce ne sono appena 500, un dato che ignora le raccomandazioni dell&#8217;Unione Europea. «Se una donna arriva in un centro già pieno, attiviamo la rete di contatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da Corriere della Sera, 17 maggio 2012</p>
<p>Dovrebbero essere più di 5.000 in Italia i posti letto pronti ad accogliere le donne che cercano un rifugio, in realtà ce ne sono appena 500, un dato che ignora le raccomandazioni dell&#8217;Unione Europea. «Se una donna arriva in un centro già pieno, attiviamo la rete di contatti per trovare una struttura adatta, anche fuori regione», spiega Luigia Barone dell&#8217;Associazione «Differenza donna». Ma non tutti i centri hanno case-rifugio; tra quelli che hanno la possibilità di ospitare, alcuni tengono l&#8217;indirizzo segreto, mentre altri preferiscono «non nascondere le donne», perché chi vuole ribellarsi alla violenza non deve scappare. La mappa degli aiuti è complessa e disomogenea: ai 60 centri che aderiscono a «Donne in rete contro la violenza» se ne aggiungono altri (quasi un centinaio), punti di aiuto, sportelli ospedalieri, telefoni rosa, coordinati dal numero verde 1522 del ministero delle Pari Opportunità. La scommessa è creare una rete e formare gli operatori. Spiega Luigia Barone, che guida 5 centri finanziati dal Comune e dalla Provincia di Roma: «Sono strutture dove le donne iniziano un percorso di ricostruzione, con supporti legali, psicologici e di orientamento professionale. Nove donne su dieci poi hanno figli, spesso minorenni, che vanno inseriti in nuove scuole, per cui l&#8217;ospitalità in genere dura almeno 5 o 6 mesi».<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation10473" name="41.907675,12.47472300000004" onclick="return false;">Mappa interattiva : .</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10473</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non sta succedendo a me</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10467</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10467#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 11:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio denuncia violenza]]></category>
		<category><![CDATA[donne maltrattate]]></category>
		<category><![CDATA[partner]]></category>
		<category><![CDATA[stalking]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10467</guid>
		<description><![CDATA[Donne maltrattate dai partner: perché non denunciano subito? La fatica di convincere sé e gli altri, la «normalità» come sfondo da La 27esima Ora, 17 maggio 2012 Quando i vicini di casa sono entrati, Luisa aveva il viso sul tavolo della cucina, il suo ex compagno le impediva di muoversi. «Ricordo che uno di loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Donne maltrattate dai partner: perché non denunciano subito? La fatica di convincere sé e gli altri, la «normalità» come sfondo</p>
<p>da La 27esima Ora, 17 maggio 2012</p>
<p>Quando i vicini di casa sono entrati, Luisa aveva il viso sul tavolo della cucina, il suo ex compagno le impediva di muoversi. «Ricordo che uno di loro ha guardato il coltello del pane sul lavello: ha pensato che il mio uomo avrebbe potuto ammazzarmi». Luisa, 38 anni, toscana, lo racconta «senza vergogna». Nel momento peggiore aveva addirittura perso la voce. «Un&#8217;afonia senza spiegazioni, secondo i medici. Non riuscivo a dire a nessuno quello che mi era capitato. Non riuscivo nemmeno a capacitarmi che fosse successo a me: noi eravamo persone normali».</p>
<p>Spesso i maltrattamenti vanno avanti per anni, prima che le donne riescano a lasciarsi alle spalle queste situazioni angosciose. Oppure si concludono con un omicidio: succede ogni tre giorni, in Italia. I cosiddetti «raptus» sono rari: nel 70% dei casi gli uomini uccidono dopo lunghi periodi di vessazioni e stalking.<br />
Il compagno di Luisa è un dirigente d&#8217;azienda. All&#8217;inizio è un idillio, poi arrivano le botte: «La prima volta è stato perché avevo messo al posto sbagliato un mestolo. Sento ancora il rumore dei colpi sulle orecchie. Dopo mi ha detto: mi devi ringraziare, ti ho picchiata dove hai i capelli, così non si vede». Luisa chiama il numero antiviolenza della Casa della donna. Ha paura. «Il primo istinto è startene buona: ti convinci che se non fai storie lui si calmerà, che devi solo aiutarlo a cambiare». Poi arriva il sostegno del centro: «Non mi hanno mai detto &#8220;lascialo&#8221;, ma mi hanno dato le informazioni e gli strumenti per farlo».</p>
<p>Denunciare è il passo successivo. Una scelta difficile, che viene fatta solo dal 7% delle donne. E solo tre su dieci ne parlano con qualcuno. Solitudine e isolamento, dunque, sono tra le cause del silenzio. «Spesso le donne non osano denunciare i loro compagni perché non incontrano sul loro cammino avvocati o operatori sociali preparati», spiega Marzia Ghigliazza, avvocatessa specializzata in diritto di famiglia. E spesso le denunce non si concludono con condanne perché gli avvocati non portano in aula le testimonianze giuste». La storia di Giovanna, in questo senso, è classica. «Ho sottovalutato i segnali», racconta. Si tormenta le mani questa donna di 50 anni, mentre torna indietro con la memoria. Buona famiglia, studi nelle migliori università d&#8217;Europa, conosce il suo futuro marito quando è un giovane in carriera. Si amano, si sposano, lei rimane incinta. Al settimo mese di gravidanza Giovanna scopre il tradimento. Chiede spiegazioni. In cambio riceve calci che le lasciano lividi sulle gambe. «Sono scappata di casa, mi sono nascosta di notte in una cabina telefonica, accucciata per non farmi trovare. Non potevo andare dalle mie amiche, mi avrebbero giudicata». Giovanna va in un centro di aiuto della città dove abita: «Ci ho provato tre volte: era sempre chiuso».</p>
<p>Oggi sono passati otto anni, Giovanna guarda indietro, non l&#8217;ha denunciato: «È il padre di mio figlio, continuavo a ripetermi». A tratti si assolve. A tratti si condanna. «Speravo rinsavisse, che la nascita del bambino cambiasse le cose. E non ho fatto attenzione ai campanelli d&#8217;allarme: anche prima delle botte era violento verbalmente. Sbottava per un nonnulla». Poi la paura più grande: «Non essere creduta». Un timore che si avvera: perfino le persone più vicine all&#8217;inizio faticano ad accettare che quell&#8217;uomo giovane e bello sia un violento.</p>
<p>«Le donne che trovano il coraggio di denunciare sono delle eroine», dice Angela Romanin, operatrice del Centro per non subire violenza di Bologna. «Affetto e senso di vergogna si mescolano alla paura di ritorsioni. E soprattutto c&#8217;è la consapevolezza di una giustizia che non le protegge abbastanza. Prima che lui sappia che lei lo ha denunciato c&#8217;è la corsa a mettersi in salvo. E tra la denuncia e il processo passa un tempo infinito, almeno 5 o 6 anni. In Italia poi i dati anagrafici sono pubblici, ho seguito casi in cui lei ha dovuto cambiare città, ma lui si è licenziato e ha cominciato a cercarla in tutt&#8217;Italia. E alla fine l&#8217;ha trovata, perché un comune ha dato al marito l&#8217;indirizzo della nuova scuola dei bambini».</p>
<p>Tra le donne che hanno sopportato per decenni c&#8217;è Sara, romana, 50 anni. «I primi tempi prendevo le botte come un gesto d&#8217;affetto: sono cresciuta con una padre violento, credevo che anche il mio ex lo facesse perché mi amava». La reazione di Sara è stata una profonda depressione, che l&#8217;ha portata a un ricovero e poi alla psicoterapia. Finita il giorno in cui il marito l&#8217;ha seguita, è entrato nello studio della psicologa e ha spaccato tutto. La dottoressa lo ha denunciato, poi ha telefonato a Sara e le ha detto che non poteva più seguirla. Sono iniziati anni di sevizie, minacce di morte o di suicidio (da parte di lui), referti in ospedale, denunce poi ritirate. «I carabinieri mi mandavano a chiamare e chiedevano: cosa vuole fare, proseguire o mettersi d&#8217;accordo? E io ritiravo», dice Sara. Anche questo succede spesso: «Senza una formazione specifica, le forze dell&#8217;ordine tendono a trattare le violenze come un fatto privato, che i coniugi devono risolvere da soli. Alcuni assistenti sociali li chiamano “conflitti”, invece che reati», spiega Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa.</p>
<p>Solo nel 2005, dopo quasi dieci anni di sevizie, Sara ha trovato la forza di chiedere di nuovo aiuto e si è rivolta al Centro antiviolenza della Provincia di Roma. Lì ha incontrato l&#8217;avvocatessa Teresa Manente, che un anno dopo ha portato il caso a processo. Sembrava fatta. Invece la mattina dell&#8217;udienza Sara ha mandato un fax in tribunale, per ritirare il mandato e la richiesta di costituirsi parte civile. «Ero in preda al panico: mio marito aveva bruciato il negozio di mia mamma». È il terrore, non il dolore, il nucleo delle violenze domestiche: le donne vivono nella paura costante, pensano soltanto a sopravvivere, tornano sui loro passi. Così danno forza ai persecutori. Sara ha vissuto in una bolla per anni. Finché un&#8217;amica le ha detto: «Tu hai paura di morire, ma sei già morta». Qualcosa è scattato: Sara ha cambiato la serratura di casa e ha scritto su tutti i muri, con il pennarello rosso: «Sono uscita dal cancro». A fine 2010 ha convinto l&#8217;avvocatessa Manente a riprendere il suo caso. Nel frattempo l&#8217;uomo è stato condannato per maltrattamenti a un anno (con l&#8217;indulto non farà carcere); è in corso un processo per stalking e gli è stato notificato il divieto di dimora nel Lazio. Sara non ha più paura: «Se la legge funziona, se non sei sola, puoi provare a rinascere a una vita (davvero) normale».<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation10467" name="41.907675,12.47472300000004" onclick="return false;">Mappa interattiva : .</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10467</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Snoq Cerignola: &#8220;Non è una giunta per donne&#8221;</title>
		<link>http://www.senonoraquando.eu/?p=10460</link>
		<comments>http://www.senonoraquando.eu/?p=10460#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 11:07:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>snoq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli dai territori]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato al sindaco]]></category>
		<category><![CDATA[giunta]]></category>
		<category><![CDATA[modifica statuto comunale]]></category>
		<category><![CDATA[rappresentanza femminile]]></category>
		<category><![CDATA[snoq cerignola]]></category>
		<category><![CDATA[voto delle donne]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.senonoraquando.eu/?p=10460</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e con piacere pubblichiamo un comunicato di Snoq Cerignola Siamo deluse, signor Sindaco. Ma non sorprese. Ancora una volta, la modifica dello Statuto comunale finalizzata ad assicurare la rappresentanza femminile in Giunta non è stata discussa. Ad ogni Consiglio, da tempo immemore, la mozione è all’ordine del giorno, ma non viene discussa. La stanchezza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e con piacere pubblichiamo un comunicato di Snoq Cerignola</em></p>
<p>Siamo deluse, signor Sindaco. Ma non sorprese. Ancora una volta, la modifica dello Statuto comunale finalizzata ad assicurare la rappresentanza femminile in Giunta non è stata discussa. Ad ogni Consiglio, da tempo immemore, la mozione è all’ordine del giorno, ma non viene discussa. La stanchezza, l’ora tarda, mille scuse, fino ad arrivare all’apice dell’antidemocrazia: far mancare il numero legale. La sua maggioranza ha abbandonato l’aula. Lei deve essere il sindaco di tutti non di una parte. L’articolo 48 della costituzione dice : “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. “Sindaco, il voto delle donne è uguale a quello degli uomini, cerchi di ricordarsi questo&#8221;.</p>
<p>Snoq Cerignola<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation10460" name="41.907675,12.47472300000004" onclick="return false;">Mappa interattiva : .</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.senonoraquando.eu/?feed=rss2&#038;p=10460</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using disk: basic
Page Caching using disk: basic
Database Caching 30/32 queries in 0.053 seconds using disk: basic
Object Caching 1235/1342 objects using disk: basic

Served from: www.senonoraquando.eu @ 2012-05-17 21:01:56 -->
