IL BUON MEDICO NON OBIETTA

Inizia oggi in tutta Italia la Campagna “IL BUON MEDICO NON OBIETTA”, promossa dalla consulta di Bioetica Onlus.

La campagna pone l’attenzione sul tema dell’obiezione di coscienza in medicina in relazione all’interruzione volontaria di gravidanza. I dati a riguardo raccontano che sono molti i territori in cui le donne non vedono riconosciuto il diritto sancito dalla legge 194 perché le percentuali di ginecologi e anestesisti obiettori non lo consentono.

Se Non Ora Quando ribadisce che la difesa per la vita non può essere usata contro le donne o addirittura brandita come clava sulle loro teste.

Siamo chiamati, donne e uomini, a costruire insieme una vera cultura della vita, che passi attraverso il rispetto delle difficili scelte di ciascuna e ciascuno.

Numerosi sono i comitati territoriali di Snoq che hanno promosso eventi legati alla campagna, li trovate nella sezione appuntamenti del sito.

Qui trovate il blog con i temi e gli eventi della campagna.

Di seguito il comunicato stampa degli organizzatori

CAMPAGNA CONTRO L’OBIEZIONE DI COSCIENZA

IL BUON MEDICO NON OBIETTA

Nel dibattito sull’obiezione di coscienza non viene quasi mai messo in discussione il principio  che gli operatori sanitari possano rivendicare un  diritto all’obiezione di coscienza. La premessa è  che una società liberale dovrebbe consentire ai  propri cittadini di vivere in maniera conforme ai  propri valori e di veder rispettata la propria  autonomia. La conclusione è che un medico che  non riconosce l’accettabilità morale  dell’interruzione di gravidanza dovrebbe avere sempre il diritto di non praticarla. Tuttavia, a parte che è paradossale che nel dibattito sull’interruzione di gravidanza il diritto all’obiezione di coscienza venga invocato anche da quelle agenzie come ad esempio le gerarchie della Chiesa cattolica che rifiutano un assetto della società liberal-democratico, il fatto di difendere il valore dell’autonomia e della libertà personale non comporta necessariamente l’accettazione del diritto all’obiezione di coscienza. Non c’è contraddizione del resto nell’affermare che l’autonomia e l’integrità rappresentano valori irrinunciabili e sostenere che per promuovere il benessere generale e la tutela dei diritti fondamentali dei singoli cittadini (ad es. alla salute) è giusto che lo stato limiti gli spazi di scelta dei singoli all’interno delle professioni. È ovvio che lo scenario ideale sarebbe quello di trovare una soluzione che permetta di conciliare il diritto alla salute e l’autonomia del paziente con quella del medico: la libertà della donna di decidere se continuare o no la gravidanza con la libertà del medico di decidere se partecipare o no all’interruzione di gravidanza. Dobbiamo prendere atto, però, che la ricerca di questa soluzione ideale è fallita. I ginecologi obiettori sono ormai più dell’80% e l’obiezione di coscienza cresce anche tra gli anestesisti e le ostetriche superando ormai abbandonamento il50 % e per le donne diventano ogni giorno più difficile riuscire a interrompere la gravidanza. È arrivato il momento di scegliere se tutelare l’autonomia del professionista sanitario (e quindi, del ginecologo, dell’anestesista o dell’ostetrica) oppure schierarsi dalla parte delle donne e della loro battaglia per la libertà e i diritti. La Consulta di Bioetica Onlus ha scelto e il 6 giugno lancerà in tutta Italia la Campagna contro l’obiezione di coscienza “IL BUON MEDICO NON OBIETTA. RISPETTA LA SCELTA DELLA DONNE DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA”. La Campagna ha due obiettivi: da una parte, incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza e, dall’altra, rendere più chiaro che il buon medico non è quello che non pratica le interruzioni di gravidanze ma quello che sta vicino alla donna e non la lascia sola in un momento difficile. Il lancio della Campagna avverrà il 6 giugno a Firenze al termine di un Convegno organizzato dalla sezione fiorentina della Consulta di Bioetica. In contemporanea si svolgeranno eventi e incontri promossi dalla stessa Consulta e da altre associazioni.

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  • Anna
    19-06-2012 08:40

    Capisco l’intento, ma questa campagna mi pare onestamente più provocatoria che altro. E mi fa paura in quel “rivedere il diritto all’obiezione di coscienza a trent’anni dalla nascita della legge…”. Sono le stesse parole di chi invoca, invece, la soppressione della 194 perché “dopo 30 anni non è più attuale”. Il punto secondo me è che l’aborto e la sua controparte, ossia l’obiezione, sono più che attuali. Costringere un obiettore a far abortire, sempre e comunque, mi pare una crudeltà del tutto illegittima; se provaste a vedere l’intero campionario delle donne che richiedono di abortire vi rendereste conto di come possa essere difficile, per un vero obiettore, andare incontro a chi vive l’aborto non come scelta sofferta ma come soluzione superficiale a un problema (e ce ne sono). Condivido il pensiero di Laura quando dice che bisogna cogliere l’occasione di imparare a valorizzarsi: questa legge è pensata apposta perché ciascuno possa farlo in tutta libertà…perché non cercare di attuarla interamente? Perché non invocare più fondi per l’assistenza sul territorio, invece di insegnare che il medico obiettore sbaglia per definizione? E’ come dire che la donna che abortisce lo fa sempre con leggerezza, nessuno di noi lo accetterebbe e faremmo bene. E perché non cercare un sistema per evitare quello che già qualcuno citava, ossia la doppia vita morale di alcuni obiettori? Non dovrebbe essere così difficile, e potrebbe essere un grande aiuto per riequilibrare i numeri delle strutture pubbliche. O anche verificare che gli obiettori non estendano a dismisura il proprio diritto all’obiezione: la legge prevede che un obiettore non avvii la pratica abortiva, ma che sia obbligato ad assistere la paziente successivamente, e troppo spesso pare che questo non accada (quante volte abbiamo letto frasi tipo “ho espulso il feto in bagno, da sola?”).
    Basterebbe volerlo…invece si continua a posticipare il problema, indignandosi periodicamente per il Ferrara di turno che lancia gli anatemi contro la 194, o per, al contrario, chi cerca di convincerti che “obiezione” = male. Ci viene insegnato ad assistere il prossimo, non ad appiattirci del tutto sul pensiero altrui. Se non potessimo avere un nostro pensiero tanto varrebbe formare dei robot.

  • Antonio
    11-06-2012 18:23

    Forza fimmani Calabrisi

  • Simona
    07-06-2012 17:32

    Il redditometro perseguira’ tutte le casalingue senza reddito !
    Proprio noi che lavoriamo il doppio, ma non ci viene riconosciuto nulla.

    “calano i consumi fisco insostenibile, crollo auto e cibo”
    avevamo proprio bisogno di esimio illuminario della finanza,
    per alzare le tasse ai piu’ poveri.

  • Paolo da Novi
    07-06-2012 10:38

    Mi fa paura una “campagna contro l’obiezione di coscienza”, mi pare un ritorno a logiche totalitarie che auspicavamo finite nel 1945…. Piuttosto bisognerebba prevenire il dramma dell’aborto aiutando concretamente le donne e le famiglie in difficoltà con politiche concrete e rendendo più facili e snelli affidamenti e adozioni. Poi andrebbero smascherati, se ancora esistono, i “falsi obiettori”, veri e propri traditori della legge e – se credenti – della propria fede.
    La vita è un diritto indisponibile, essenziale e troppo prezioso per lasciarlo senza tutela.

  • Laura
    06-06-2012 11:57

    Ritorno al medioevo, che tristezza.
    Brave SNOQ, stimo molto il vostro lavoro e la vostra presenza.

  • Chiara
    06-06-2012 10:11

    Buon giorno, vorrei lanciare un’idea. E se oltre a far riflettere e consapevolizzare medici, ostetriche, anestesisti e uomini si facesse un lavoro, ma un lavoro serio e approfondito, di consapevolizzazione delle donne su se stesse e il proprio ruolo? Ci sono molti motivi per cui si decide di abortire. Ognuno di questi, per quella persona, può essere assolutamente valido. Ci sono molti motivi per compiere le scelte che ogni giorno siamo chiamati a decidere, come anche stare con un uomo violento o che “semplicemente” ci giudica zero, come lavorare per una ditta dove “solo” perchè sei donna non potrai mai combinare più di tanto e così via. Il punto che vorrei sottolineare è questo: le responsabilità sono da entrambe le parti. C’è la responsabilità di chi odia le donne in quanto tali, e quella delle donne stesse che un po’ si odiano, odiano se stesse e le altre, e un po’ sono molto poco consapevoli di sé e del proprio corpo, delle proprie capacità e dei propri talenti. E se non fossero solo campagne contro qualcosa o qualcuno o qualche categoria per la rivendicazione di un diritto ma delle campagne di promozione della consapevolezza di sè come obbligo? Se ricominciassimo proprio da lì, dall’educazione all’amore per sé stessi, prima di tutto? Ama il prossimo tuo come te stesso è un valore, ormai, universale, e se io non sono capace di amare me stesso come potrò amare il mio prossimo? uomo o donna che sia. Amarsi non tanto per dire ma in una accettazione positiva e incondizionata di sé(C. Rogers). E’ solo una proposta…