Dalle separazioni ai Pacs, come cambia il luogo dell’intimità

La famiglia scuola di libertà

di Mariella Gramaglia da La Stampa, 30 giugno 2012

Un bambino su quattro nasce fuori dal matrimonio. Un famiglia su quattro è fatta di una sola persona che si appoggia come un atomo all’anagrafe. E tuttavia: quasi tre italiani su quattro non mettono più di dieci chilometri fra la propria residenza adulta e la casa della mamma.
Nella raccolta di saggi a cura di Claudia Mancina e Mario Ricciardi, Famiglia italiana, Vecchi miti e nuove realtà (Donzelli, pp. 188, 16) la prima cellula del nostro tormentato organismo sociale viene messa sotto attenta osservazione. Diffusa laicità dei matrimoni, soprattutto al Nord, convivenze lunghe e informali, instabilità dei vincoli, genealogie sempre più complesse per via delle coppie che si separano e si ricostruiscono, unioni gay, scarsa natalità: è di una nebulosa di affetti senza nome che stiamo parlando, oppure della famiglia?
Claudia Mancina non ha dubbi: è proprio della famiglia che stiamo parlando, istituzione plastica e in continua trasformazione, come la democrazia. E per coglierne il senso e il valore, e dunque apprendere ad apprezzarla e nutrirla, bisogna guardarsi da due errori. Il primo è l’idealizzazione nostalgica di un archetipo scomparso: mamma, papà e bambini (possibilmente due o più) per la vita. La politica e la Chiesa più tradizionali continuano a coltivarlo nell’immaginario collettivo e, da questo atteggiamento, nasce un’idea di dover essere avara di soluzioni, sia per le politiche empiriche, sia per l’ariosità delle relazioni sociali.
Il secondo è l’ideologia della morte della famiglia, debitrice alla scuola di Francoforte e al radicalismo politico di conio anti-autoritario. Le relazioni familiari vengono viste come bunker, tane, impacci alla libertà, luoghi non illuminati dal diritto e dall’autonomia del soggetto.
Sia Claudia Mancina, sia Mario Ricciardi, che conclude il testo, sono invece di scuola liberal. Ritengono che quello che conta non è stabilire o distruggere un modello, ma sapere che, per costruire la libertà degli individui, non può non esistere un luogo che, pur mutando nel tempo, è il luogo dell’intimità, autonomo dall’intrusione autoritaria dello Stato.
Ma, al rischio dell’autoritarismo pubblico, se ne può sostituire un altro, segreto e senza freni, quello del dominio patriarcale su donne e bambini? E’ a questo «dilemma liberale» che Mario Ricciardi dedica le sue pagine, sostenute da belle riletture di John Locke, John Stuart Mill, John Rawls, Martha Nussbaum. E le conclude con un augurio: che la famiglia possa evolvere e diventare una reale scuola delle virtù della libertà.
Fuori della teoria sistematica, il testo si illumina anche di schizzi e riflessioni. Il saggio di Giuditta Brunelli racconta l’involontaria permeabilità delle nostre istituzioni alla normativa europea sulle unioni civili: sempre più attivisti gay chiedono agli ufficiali di stato civile di procedere alla pubblicazione del loro matrimonio o, in subordine, di sollevare la questione presso la Corte
Costituzionale. Sempre più coppie omosessuali straniere o miste, pretendono che l’Italia ottemperi all’obbligo comunitario di applicare la normativa che le riguarda. Anche in questo campo, scettici come siamo sulle sorprese positive della politica, il lavoro di trasformazione plastica della famiglia toccherà con ogni probabilità alla giurisprudenza.
E persino il linguaggio evolverà. In Nord Europa le cupe espressioni «patrigno», «matrigna», «fratellastro», «sorellastra», evocatrici dei tormenti di Cenerentola e Biancaneve, si sono trasformati così: il prefisso bonus seguito dalla definizione del grado di parentela. Insomma un fratello in più, di un altro papà, una sorella in più, di un’altra mamma, potrebbero rappresentare un privilegio prezioso nella scuola delle virtù della libertà. Vecchi miti e nuove realtà: una raccolta di saggi, rileggendo Locke, Mill, Rawls, Martha Nussbaum.

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  • Stefano Dall'Agata
    01-07-2012 21:28

    Claudia Mancina liberal di scuola liberal? Ma se viene dal PCI. Lo sarà diventata dopo.

  • Francesco Casaretti
    01-07-2012 13:48

    Qualche secolo prima che Engels scrivesse “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”, Tommaso Campanella – “La Città del sole” – scriveva: “Tutta la famiglia nasce da far casa appartata e figli e moglie propria, onde nasce l’amor proprio. Che per sublimare il figlio a ricchezze o lasciarlo erede,ciascuno diventa o avaro e insidioso e ippocrita se è impotente, o rapace pubblico se è potente. Ma quando muore l’amor proprio nasce il commune solo” (ho citato a memoria, forse ho dimenticato qualche parola)

  • Fiamma
    01-07-2012 11:47

    Non e’ facile pero’ affrontare certe realta’, lo dico per esperienza personale.