Lavoro, parità e stop alla violenza le nuove sfide per “Se non ora quando”

Il movimento femminile compie un anno: milioni di donne, affiancate da molti uomini, scesero in piazza per chiedere dignità e rispetto. In 12 mesi tanti obiettivi raggiunti ma il percorso è solo all’inizio: “Vogliamo segnare una nuova stagione politica con la nostra forza”

di Anna Bandettini Repubblica.it

PER L’ITALIA fu un fatto inedito e inaudito: mai si erano viste un milione e mezzo di donne (ma anche parecchi uomini) in piazza in 230 città del paese 1, unite per chiedere dignità e rispetto in un momento in cui, ogni giorno, venivano calpestati dalla cronaca politica.

Inedito anche che una tale mobilitazione fosse stata organizzata in tre settimane senza partiti, senza sindacati, senza formazioni politiche, ma grazie al tam tam telefonico e sul web di alcune donne che avevano intercettato il sentimento del paese e che in breve erano state capaci di coinvolgere migliaia di lavoratrici e precarie, donne laiche e cattoliche, giovani e anziane, di destra e di sinistra, e anche uomini.

Era il 13 febbraio 2011. Quel giorno ha segnato, nella storia recente dell’Italia, l’inizio della fine dell’era berlusconiana ma anche il definitivo riconoscimento pubblico del grande patrimonio di esperienza, sapere, pratica del femminismo italiano.

E lo slogan di quella manifestazione, “Se non ora quando” (Snoq), è diventato il simbolo e la sigla di una nuova realtà, la prima rete di donne, dove oggi operano associazioni che lavorano già da anni, come Filomena, Di Nuovo, Usciamo dal silenzio e molte altre, ma anche donne di diversa estrazione e provenienza: artiste come Cristina e Francesca Comencini, docenti universitarie come Serena Sapegno e studentesse, donne di destra come Flavia Perina, cattoliche come Silvia Costa.

Al compimento del primo compleanno Snoq vanta già sedi e comitati in tutta Italia (perché il rispetto delle esperienze sul territorio è una delle forze da non disperdere); ha organizzato i primi Stati Generali delle donne italiane 6 (lo scorso luglio a Siena) e una seconda manifestazione a Roma 7 (l’11 dicembre) per ribadire al nuovo governo Monti, fresco di insediamento, che “le donne sono una risorsa del paese, necessaria per uscire dalla crisi, che senza le donne non si va da nessuna parte”.

Soprattutto Snoq è diventato un progetto politico femminile che intende dialogare con le forze politiche e imporre nell’agenda del governo i temi delle donne: a cominciare dalla conciliazione dei tempi casa-lavoro, ai servizi, a una riforma del welfare che non faccia pagare solo alle donne il peso della crisi.

“Vogliamo contare nelle decisioni politiche”, dicono a Snoq che per questo ha avviato una serie di colloqui ufficiali con la politica a partire dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, al ministro Fornero e Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.

Ma non basta, per il futuro Snoq vuole “segnare una nuova stagione politica con la nostra forza, contare sulla scena pubblica”. E dunque, oltre a proseguire l’attività dei comitati territoriali (a Bologna lo scorso 10 e 12 febbraio è stato organizzato un convegno sul lavoro, presto ce ne sarà un altro a Milano sulla rappresentanza), Snoq ha lanciato per i prossimi mesi quattro fronti di impegno: “La battaglia per una effettiva democrazia paritaria nei luoghi dove si decide”; la richiesta del “50-50″ (metà uomini metà donne) dalla politica ai consigli di amministrazione.

Altro punto di impegno quello sul lavoro (in Italia l’attività femminile si stima intorno al 47 per cento) e sulla “rappresentazione” della donna, in particolare nei mass media, che spesso restituiscono una immagine femminile che non corrisponde alla realtà.

Infine, strettamente collegato a questo, il dramma della violenza maschile sulle donne. “Vogliamo avviare – dicono a Snoq – una campagna di conoscenza nelle scuole e nelle università, nei luoghi di cultura perché la violenza si combatte cambiando la mentalità, la cultura che fa della donna un possesso maschile”.

In collaborazione col ministero dell’Istruzione, delle Pari Opportunità e degli Interni verranno organizzati incontri e spettacoli in particolare per i giovani “perché è ora di aprire in Italia la ‘questione maschile’: è arrivato il momento che fidanzati, padri, amici, colleghi inizino una riflessione sui propri comportamenti, come le donne hanno fatto ormai da anni: se non ora quando?”. Vale anche per gli uomini.

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