Candelina per “Se non ora quando”. Un anno di impegno per le Donne

A un anno dalla manifestazione del 13 febbraio, il movimento si ritrova a Bologna. “Il lavoro delle giovani è la priorità”.

di Laura Preite su La Stampa 13 febbraio 2012

Il movimento Se non ora quando compie un anno oggi. Era il 13 febbraio 2011 quando sull’onda dello scandalo sessuale “Bunga bunga”, che coinvolgeva l’allora premier Silvio Berlusconi un gruppo di donne, tra cui registe, attrici, politiche, giornaliste ma non solo, riusciva a portare in piazza un milione di persone. «Io quel giorno, purtroppo non c’ero, ero a Parigi, ma fino all’ultimo ho preparato quell’incontro – ricorda Serena Sapegno, docente di letteratura italiana e studi di genere all’università Sapienza di Roma e parte del Comitato promotore -, c’era la paura di non riempire piazza del Popolo a Roma, volevamo spostarci al Pincio. Ma ho capito che qualcosa di grosso stava succedendo quando la ragazza di mio figlio mi ha detto che ci sarebbe stata insieme a tutta la sua famiglia ». Uomini e donne, per la prima volta insieme, hanno gridato in piazza, alla politica, che la dignità femminile andava difesa, che c’era altro, oltre ad escort e veline.

A Bologna per parlare di lavoro

Dopo un anno il movimento sente la necessità di precisare l’agenda politica in un incontro che si terrà i prossimi 3 e 4 marzo a Bologna (senonoraquandobologna.women.it). «Ci sentiamo di fare questo grande passo – continua Sapegno – e far diventare proposte concrete quattro grandi “direzioni”, che sono il lavoro e il welfare delle donne, la rappresentanza ovvero la partecipazione paritaria delle donne nella politica e nelle professioni, e la rappresentazione. Pensiamo che quest’ultimo aspetto sia cruciale, in particolare in relazione alla violenza nei confronti delle donne che è in continuo aumento (l’ultimo caso è uno stupro compiuto all’Aquila www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/442246/, ndr)». E continua: «riteniamo che ci sia un nesso fortissimo tra l’immagine delle donne nei media, l’assenza di una rappresentazione realistica e la violenza. Pensiamo ad esempio, al servizio del Tg1 dedicato a Sanremo, “la donna dell’Ariston”, dove la vallettta non sa nemmeno parlare correttamente e le viene suggerito che cosa dire. Per noi tutto ciò è umiliante e pericoloso».
A Bologna, si parlerà principalmente di lavoro. Ci saranno docenti universitarie come le economiste Anna Maria Simonazzi e Paola Villa e la sociologa Franca Bimbi, che faranno le loro proposte e a cui seguirà il dibattito in piccoli gruppi per arrivare a decisioni condivise, insieme all’aiuto di “facilitatrici”. Sono state le più giovani del movimento a scegliere il tema lavoro per questa tappa. Federica Mazzoni, 25 anni, è laureata in analisi delle politiche pubbliche ed ha formato con alcune ragazze il gruppo Rosa Rosae: «se negli anni Settanta l’indipendenza femminile passava per la rivendicazione dei diritti civili, oggi è il lavoro la discriminante. Dopo diversi stage non ho avuto altra scelta che quella di rimettermi a studiare. Oggi possiamo controllare con la contraccezione il diritto a non avere un bambino ma quando finalmente decidiamo d’averlo, non possiamo economicamente permettercelo». E racconta della sua amica Caterina che ha lavorato all’estero, nella cooperazione internazionale per dieci anni e tornata in Italia, quando è rimasta incinta non le hanno rinnovato il contratto.

Gli incontri con Fornero e Camusso

A dimostrare che l’indignazione della piazza del 13 febbraio non è andata perduta, Se non ora quando sta incontrando in questi giorni rappresentanti istituzionali e dei sindacati. Tra queste il presidente della Camera Gianfranco Fini con cui ha parlato di rappresentanza paritaria, il ministro del Lavoro Elsa Fornero e Susanna Camusso, segretario della Cgil. «Al ministro del Lavoro abbiamo parlato della legge 188 sulle dimissioni in bianco, che è stata cancellata dal passato Governo, e che noi vorremmo fosse reintrodotta al più presto perché è un’urgenza – racconta Sapegno – e poi c’è il nodo del lavoro e della conciliazione. Lei è stata molto disponibile e ci ha proposto un secondo incontro in cui dialogare su proposte precise che indichino anche la copertura finanziaria». Con Camusso, invece, si sono cercate convergenze: «È stata con noi fin dall’inizio ma non siamo sulle stesse posizioni. Noi diamo fiducia al Governo, ogni volta che ha parlato delle donne ha detto delle cose importanti che condividiamo».
L’altro nodo, questa volta di carattere interno, è l’organizzazione. La base di 140 comitati territoriali, distribuiti tra città e piccoli centri, si ritroverà nei prossimi mesi a Firenze. Sarà sempre la “rossa” Toscana ad ospitarle ma è solo un caso: «Noi siamo trasversali – conclude Sapegno – fuori dalla strettoia che il movimento femminile sia solo di sinistra. Storicamente è stato così ma noi vogliamo arrivare a coloro che non hanno mai avuto accesso a questi temi». Anche per questo Se non ora quando ha in programma una serie di incontri nelle scuole ed eventi pubblici per sensibilizzare, primi fra tutti gli uomini, sul tema della violenza contro le donne.

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  • Cesare
    13-02-2012 17:22

    Buon 1^ compleanno, ricordo ancora con emozione la manifestazione a Bergamo con ca 2000 persone festanti ma
    determinate, la strada è lunga, ma la direzione è quella giusta