L’Italia delle ragazze

Di Francesca Comencini e Fabrizia Giuliani, Comitato Promotore SNOQ

Il festival di Sanremo è finito.  Ripensando all’immagine che lo ha aperto e a quella che lo ha concluso, ci appare come un corpo ancora vivo costretto in una corazza consumata e decrepita. L’immagine iniziale è stata un servizio del tg1 chiamato “La donna di Sanremo” . Si vedeva una bellissima ragazza della repubblica Ceca, Ivana Mrazova, muta, alla quale venivano suggerite poche parole in italiano che lei ripeteva con fatica, come un’automa.

L’immagine finale è la fotografia di tre ragazze in festa.  Sono le cantanti che hanno vinto il festival: Emma, Arisa e Noemi. Le loro facce sono belle e tutte diverse. Arisa è bruna ed è lucana, Emma è bionda e viene dal Salento, Noemi la rossa invece viene da Roma. E poi c’è Erica Mou, che ha vinto il premio della critica nella categoria dei giovani. Insieme compongono la fotografia di un’Italia vitale e popolare, l’Italia delle ragazze. Tutt’e quattro esprimono un talento di cui sono consapevoli e parole che raccontano il loro punto di vista sul mondo.

Quel punto di vista, Emma lo ha espresso, con coraggio, più o meno un anno fa quando ha lasciato le prove del Festival per essere in Piazza del Popolo il 13 febbraio, tra le altre, spiegando come riconoscesse vere, per sé e per la sua generazione, le parole sulla dignità delle donne lanciate dalla Manifestazione. Ha mostrato così una libertà di pensiero molto più grande di chi oggi la vuole ricacciare nello steccato della scuderia Mediaset, dunque poco compatibile con “i cliché dell’impegno”. Lei non se n’è curata, ed è tornata, sul palco questa volta, l’11 dicembre scorso, per cantare ma anche per parlare: ”davanti a tanta gente, e dire, per la prima volta, quello che sono e quello che penso”. Raccontare come ha combattuto gli stereotipi, come lei non è solo quello che si pensa che sia, per dire che “le donne della televisione” non sono tutte “vuote e banali in tacchi a spillo e minigonne”, che “tacchi a spillo e minigonne” li mette anche lei perché “non c’è niente di male”. Infatti, non c’è proprio niente di male a scegliere di metterli. Ma se hai un copione che impone che tu debba fare solo quello, degli autori che cancellano la facoltà che costituisce come tali gli esseri umani, e cioè il linguaggio, allora forse qualcosa di male, di violento, c’è.

Tutto questo è stato in parte spazzato via della risata delle ragazze che hanno vinto. Ma non del tutto. Perché i copioni consumati, le battute da brutti film anni ’50 e le bellezze mute sono immagini pervasive, “normali” come affermano autori e presentatori che vogliono farli sembrare specchio fedele di un paese fermo. E allora serve la forza di queste ragazze per mandare in soffitta, una volta per tutte, un senso comune che non c’è più. Dobbiamo essere unite e mostrare che molte delle barriere e dell’ostilità tra donne che abbiamo conosciuto non ci appartengono, perché figlie di un mondo pensato senza di noi. Servono le loro storie insieme alle nostre, per capire davvero questo paese, servono i loro desideri insieme ai nostri, per immaginare come cambiarlo. “Voglio diventare vecchia coi ricordi tutti intatti, e le rughe tatuate” canta la giovanissima Erica Mou, ed è l’augurio più bello per tutte. Le canzoni dicono cose vere, quelle delle donne ancora di più.

 

 

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  • Annalisa Marinelli
    21-02-2012 13:13

    Ho sentito dire che per l’anno prossimo già si ipotizza una conduzione di Fabio Fazio.
    Su Fazio non parlerò rimandandovi all’articolo pubblicato su questo sito e che condivido in pieno:
    http://www.senonoraquando.eu/?p=5094
    Se è vera questa indiscrezione, direi che sarà il caso di “alfabetizzare” Fazio alla dignità delle donne in questo anno che ci separa dalla prossima edizione di Sanremo. Il Festival in 62 anni ha cambiato preticamente tutto, tranne la rappresentazione intollerabile dei corpi delle donne. Sarà arrivato il momento di innovare anche questo! Se non ora, quando?

    • giuliana brega
      21-02-2012 14:11

      Mah…intanto San Remo, del quale di meno non me ne può fregare. Se mi capita, lo guardo. Se non mi capita (come quest’anno, non mi funzionavano i canali) vivo felice. Non sapevo nemmeno chi avesse vinto. Ho visto però lo spot. L’ho trovato più che altro scemo. Credo ADDIRITTURA che nelle intenzioni di nonno Gianni e zio Rocco ci fosse proprio quella di fare uno spot femminista del tipo “la cultura la vorrebbe così, ma poi vedrete che botti farà al festival”, una cosa del genere. Lo penso anche perché l’anno scorso, mentre la Canalis (l’anno scorso un po’ di festival l’ho visto) dichiarava pubblicamente che lei in piazza non sarebbe scesa mai Morandi invece affermava quanto fosse stata giusta la manifestazione del 13 febbraio.
      Detto questo (per quel che può valere)leggendo le alzate di scudi in rete io credo questo:
      1) ci si sta concentrando troppo su questa faccenda dell’immagine e la si sta facendo diventare la battaglia di tutte le battaglie dimenticando i distinguo e anche, in qualche modo, il rischio di saturazione della comunicazione. Permettendo inoltre che diventi l’alibi per coloro ai quali della battaglia di genere non importa nulla di fare proprio una bella figura. Così “LA” fornero stigmatizza la farfalla di Belen (e passa per femminista) ma intanto progetta impopolari provvedimenti contro le donne.
      2) Ho sempre sentito dire che la cultura è sovrastrutturale, che alla base ci sono l’economia e gli scontri di classe. Mi pare che lo stiamo dimenticando concentrandoci sulla sovrastruttura e dimenticando la struttura (che lasciamo, con quella tipica capacità di essere contraddittorie che abbiamo evidentemente noi donne)alla politica maschile.
      3) l’articolo è senza dubbio interessante, divertente, intrigante… insopportabile quando la scena che dipinge del rapporto uomo-donna illustra un lui preso dal calcio e una lei intenta a difendere la privacy dell sue scarpe PRADA. E’ allora che mi domando: ma di che cosa stiamo parlando? E soprattutto: di che mondo stiamo parlando? Ma sopra ogni altra cosa DI CHE DONNE STIAMO PARLANDO????? Quali e quante fra le donne che popolano l’Italia e che soffrono dei tagli, della crisi, dello smantellamento dello stato sociale, dei tripli lavori, o della assenza totale di lavoro, del precariato,della mancanza assistenza sanitaria, quante delle donne che subiscono violenza fisica o psicologica, quante di queste donne si consolano andando a fare shopping da Prada? NESSUNA.
      Le donne sono altre, non solo le intellettuali da salotto, non solo le plurilaureate, non solo quelle che per lavoro giocano con le parole per convincerci che fazio non è un femminista. Scusate ma anche chissenefrega delle posizioni di Fazio. E di San Remo. E delle vallette.
      Cambiamo la cultura, benissimo. Ma cominciamo con l’uso semplice della parola, cominciamo con l’uscire dai salotti (anche quelli di carta) per andare a occuparci dei problemi del paese, quelli veri.

  • giuliana brega
    21-02-2012 13:03

    e poi ci sarebbero sempre quelle operaie della omsa…quelle ridono poco, mi sa…e anche quelle della fiat, anche quelle poco sorridenti. Ma non fanno audience.