Spari e dispare
“Uno sparo di pistola e niente più”, una frase che ho sentito fin da bambina, quando con tutta la famiglia emigrata al nord si tornava d’estate nella Locride per fare i bagni. Dopo lo sparo, sia che avvenisse in spiaggia in pieno giorno o al lido dove la sera si ballava, un silenzio pesante immobilizzava le persone e il paesaggio, tutto rimaneva sospeso, e se qualche innocente faceva domande la risposta si limitava a un dito sulle labbra che intimava il silenzio. Poi come al ralenti la vita riprendeva il suo ritmo fino alla normalità. Qualche giorno fa gli spari di pistola sono stati quattro e il bersaglio, per fortuna mancato, è stata la sindaca di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta, che già era stata intimidita l’estate scorsa con un incendio che ha distrutto la farmacia di cui è titolare. Una modalità ‘ndranghetista per distruggere il messaggio di forza e l’esempio positivo rappresentati dall’amministrazione Lanzetta. Anche ora come allora tra qualche giorno calerà il silenzio. E’ una reazione comprensibile, direi vitale, per chi vive in territori così segnati dalla presenza della criminalità organizzata, dove la morte è il prezzo che si paga se non sei allineata e quindi obbediente alle ragioni superiori del potere e degli affari. Sopravviene la rassegnazione: non c’è scampo, le teste non cambiano, è il destino del sud Italia; forse questi sentimenti e la responsabilità verso i suoi figli hanno indotto la sindaca Lanzetta a dimettersi, una scelta da rispettare ma che non deve rappresentare una sconfitta perché qualcosa è già cambiato, e di questo dobbiamo tenere conto per insistere nella volontà di cambiare il destino del sud che è il destino dell’intero paese. Le donne della Locride non sono più sole, la manifestazione del movimento Se non ora quando? del 13 febbraio 2011 ha scosso anche la Calabria, l’impegno delle donne della Locride ha dato vita a un comitato territoriale molto attivo e il comitato promotore nazionale ha inserito nella sua agenda politica il tema della legalità come precondizione per far diventare l’Italia un paese per donne e uomini onesti. Donne oneste e coraggiose stanno amministrando bene i loro comuni, donne coraggiose stanno denunciando episodi delittuosi che coinvolgono i loro famigliari, donne coraggiose stanno parlando di stupri subiti. Questo risveglio porta con sé anche l’ansia di vivere sotto scorta, la paura di subire attentati, di essere emarginate dalla comunità. Ne vale la pena? Si, a patto di non essere lasciate sole, perché tocca alle donne della società civile impegnarsi per combattere questo fenomeno agendo da dentro, dalle istituzioni. Le donne che rompono il silenzio mettono in crisi l’intero sistema per assicurare un futuro di legalità ai propri figli, e sono le donne quelle che in Calabria stanno indebolendo la ‘ndrangheta. Oggi, anche se purtroppo lo Stato finora non è riuscito a garantire la sicurezza di queste donne pur sapendo che la criminalità organizzata non perdona chi osa ribellarsi con denunce e testimonianze, finalmente la ‘ndrangheta non è più considerata solo un problema calabrese e italiano ma una questione europea che come tale va affrontata, e l’Europa sta lavorando in questa direzione come non aveva mai fatto prima. Qualche giorno fa il Consiglio Europeo di Strasburgo ha approvato l’istituzione della prima Commissione Parlamentare Antimafia della storia: è il sogno che si realizza grazie al lavoro di pressione condotto soprattutto da Sonia Alfano e da altri deputati.
Anna Carabetta
Comitato Promotore Nazionale Se Non Ora Quando?
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